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VALENTINA

ragazza quindicenne, che sta stretta nei suoi anni...troppo pochi per una personalità ormai cresciuta. ragazza in un clima di continui sbalzi d'umore, che trova sempre qualcosa di positivo nelle cose che la circondano, ma una punta di triste in ogni minimo accaduto. adolescente uguale e diversa dalle altre, che si differenzia per tante piccole cose, ma che riscontra somiglianze per le più piccole particolarità. non rientra in un gruppo, non può essere inserita in un movimento... ragazza che vive la vita giorno per giorno, alla ricerca di nuovi spunti per crescere interiormente

 

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DEAVALE

personaggio inventato, inesistente. è la vita che vorrebbe valentina: una città con usi e costumi, inquadrata ma nello stesso tempo incasinata. libera di esprimersi con l'arte, libera si scrivere. pronta a fare amicizia con tutti, che ama la sua famiglia che cambia giorno per giorno. elfa positiva, creativa, estroversa. amante della natura e dell'amicizia. una seconda vita di valentina, nella quale si rifugia e vive con occhi sognanti, con cuore aperto

 

GRAFICAVANE

my world

una città fatta di personalità opposte, di falsità e di anime in cerca di serenità. città che si sveglia la mattina e si fionda ancora assonnata per le vie che brulicano di macchine nelle ore di punta. un pullman, diventato ormai un rituale. ore 7.30.un gruppo ristretto di persone diverse, senza nulla in comune. un liceo, punto di ritrovo di noi studenti. fra chiacchiere, ripassi e lettore cd passano i dieci minuti che mi portano verso la mia scuola la mia amata scuola. circondata da persone che mi guardano con occhi di critica, pronti a far scattar la scintilla che causa un litigio. e poi una campanella, che ti porta fuori. 13.10 e si torna a casa, fatta eccezione al lunedì,il mercoledì e il sabato, quando il sollievo arriva prima. e poi un pranzo e libri. pomeriggi a casa, in stanza o in centro a far la pazza. e quando ho tempo, mi rifugio nei miei amati libri, in quella realtà che mi differenzia da molte altre. la lettura, la mia amata lettura. e poi qualche nota strimpellata al basso, fonte di nuove speranze.
è questa la mia vita, il mio mondo. monotono, forse, ma spesso stupendo

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deavale

07/12/2005


oggi ho dedicato un'oretta a stendere l'articolo per il giornale della scuola.
alla riunione, mi ronzava in testa "smells like teen spirit", una canzone a mio parere terribilmente coinvongente.
avete presente quelle che si sentono e risentono in cuffia, in autobus prima di andare a scuola..o come la qui presente, al pc mentre girovaga nell'etere.
quelle canzoni che poi, indelebili nella memoria, nel momento in cui sono sparate a palla da una macchina con le casse giganti nel baule o ad un concerto, ti vengono fuori dall'anima, le urli dal profondo e dimentichi tutti quegli studi sulla respirazione col diaframma.
devastanti.
coinvolgenti.
una scossa che ti fa vibrare
.
ecco la mia opinione sulle canzoni dei nirvana.
presa dalla loro musica, ho fatto delle ricerche e..ho deciso di dedicare il mio articolo della sezione musica del giornalino proprio a loro.

ed eccolo qui.

 

 

NIRVANA
KURT COBAIN: IL GRUNGE E' NATO E MORTO CON LUI

Kurt Donald Cobain nacque il 20 febbraio 1967 in una piccola città nello stato di Washington. Era il primogenito di Donald e di Wendy; nel giro di tre anni l'arrivo della sorella Kin completò la famiglia. I primi ricordi di Cobain sono felici, ma intorno al suo ottavo compleanno, la madre chiese il divorzio.
Kurt visse per circa un anno con lei, prima di trasferirsi dal padre: la casa in cui abitava era un parcheggio per roulotte nel centro di Aberdeen.
Kurt era spesso in mediocri condizioni di salute: gli veniva persino somministrato un farmaco per la sua iperattività di fanciullo; in seguito gli vennero diagnosticate bronchiti e scoliosi. Nonostante questo, la sua fragile struttura venne messa in secondo piano dal suo carattere sempre più ostinato.
Nel 1979 la famiglia Cobain dovette affrontare il suicidio di uno zio. Cinque anni dopo un altro zio morì suicida.
La vita in famiglia non era certo facile.

Quando Donald Cobain si risposò con una donna già madre di due figli, il rapporto già teso con il padre andò in pezzi : buttato fuori di casa, Kurt andò a vivere con degli zii, prima di tornare nella casa paterna.
Un altro scontro lo costrinse tuttavia a fare ancora le valige.
In breve, tra il 1975 e il 1984, Kurt visse un po' con suo padre, con i nonni paterni e con tre zii.
Finalmente, convinse sua madre a ospitarlo nella sua abitazione. La permanenza durò un anno.
Anche Wendy Cobain si risposò e l'impatto di un figlio eccentrico su una ambiente già in crisi creò una fortissima tensione.
Una sera, dopo avere scoperto che il marito la tradiva, Wendy gli puntò un'arma alla testa minacciando di ucciderlo.
I figli videro la madre che tentava di caricare l'arma senza successo.
Alla fine, la donna esasperata raccolse tutte le armi da fuoco che c'erano in casa, uscì nel cuore della notte e le gettò nel fiume Wishkah.
Il giorno seguente, dopo aver pagato due ragazzi per ripescarle, Kurt vendette le armi e col ricavato ci comprò il suo primo amplificatore.

Nel frattempo il punk rock stava prendendo piede ed esprimeva le stesse cose che Cobain sentiva: disperazione, rabbia, mancanza di artificio.

Abbandonò la scuola, fu cacciato dalla casa materna e rimbalzato dal divano di un amico alla macchina parcheggiata sul retro dell' abitazione di un altro conoscente. Per un po' Cobain visse addirittura sotto un ponte.
Parlò con il suo amico Chris Novoselic della possibilità di formare un gruppo; nel giro di un paio d'anni e dopo aver cambiato qualche nome, nacquero i Nirvana.

La liberazione letterale e spirituale di Cobain giunse finalmente nell'autunno 1987.
Olympia ed Aberdeen distano solo sessanta chilometri, ma per Kurt rappresentavano due estremi, come il paradiso e l'inferno.
La prima divenne per lui la base psicologica. Trasferitosi a vivere nella nuova città con la sua ragazza, Tracy Marander, Kurt scoprì una comunità che accolse e apprezzò il suo talento.
I giorni ad Olympia equivalsero all'istruzione e alla vera formazione di Cobain.
Nel 1988 il gruppo aveva ormai registrato una serie di demos e pubblicò il suo primo singolo con la Sub Pop, Love Buzz / Big Cheese .
Nel 1989 il loro album di debutto "BLEACH" dimostrò che si trattava di qualcosa di promettente ed insolito.
Era sconvolgente e abrasivo, ma possedeva una qualità che era stranamente familiare, che trasmetteva un senso di conforto.
I Nirvana partirono in tour, sostituirono il batterista Chad Channing con Dave Grohl e si prepararono a registrare nuovamente.
A questo punto avvenne il grande passo.
"NEVERMIND" uscì nel settembre 1991 con scarsa pubblicità e ancor meno aspettative.
Nell' arco di qualche mese divenne il primo disco punk rock a raggiungere l'apice delle classifiche e vendette alla fine
dieci milioni di copie in tutto il mondo.
Stracolma dei conflitti del suo autore, la musica presentò Kurt Cobain al mondo.
Era violenza e rifugio, colpiva nell' esatto momento in cui leniva il dolore.
Al di là del messaggio in esso contenuto, fu il carattere di Nevermind a catturare quel che gli ascoltatori desideravano esprimere. Esso urlava. Fuori dal palco, invece, Cobain era tranquillo, malinconico ed introverso.
I Nirvana stavano cambiando il volto della musica degli anni '90 e Cobain era sempre nell' occhio del ciclone.
Si portò dietro storie di droga che lo afflissero fino alla fine dei suoi giorni.
La sua storia di amore con Courtney Love, lasciò una scia di racconti, come un sentiero carico di detriti; nell’agosto 1992 nacque Frances Bean dal loro matrimonio.
Le voci sul consumo di eroina della moglie durante la gravidanza condussero a una lunga battaglia con il dipartimento dei servizi sociali all'infanzia di Los Angeles per la custodia di Frances Bean.
Dopo l'uscita di "INCESTICIDE", una raccolta di singoli e brani minori, la formazione registrò "IN UTERO", prosecuzione ispirata e meno commerciale di Nevermind.
Il disco del 1993 fu al centro di una controversia con la Geffen, l'etichetta dei Nirvana, che verteva sulla produzione dell' album.
Gli amici si cominciarono a preoccupare per i tentativi di Cobain di combattere l'eroina.
Ma c'era la musica.

“In Utero” raggiunse il primo posto delle classifiche.
Malgrado i tentativi di dipingerlo in modo diverso, Kurt Cobain non era la reincarnazione o la manifestazione del nuovo idolo della sua generazione.
Era semplicemente Kurt Cobain
, un elemento singolare e paradossale di una generazione piena di individui singolari e paradossali come lui.
Era un uomo estremamente fragile che possedeva però un urlo così penetrante da esplodere nel silenzio delle radio di fronte al rock dell' epoca di Nevermind. Era un appassionato genuino della musica, che aveva restituito ai suoi idoli quanto essi avevano dato a lui. Era figlio di un divorzio, marito e padre. Era tossicodipendente. Era un appassionato difensore dei diritti delle donne e degli omosessuali. E ormai, è un altro numero nelle statistiche del tasso nazionale dei suicidi.


Kurt Cobain è morto a ventisette anni.
Lascia una moglie che lo amava, una figlia che non lo conoscerà mai e milioni di sconosciuti le cui vite sono state certamente arricchite dalla sua presenza.

val



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deavale

08/10/2005


Una delle idee più saldamente radicate nella nostra società è che le razze rappresentino delle categorie naturali di persone. Un po' come dei lotti segnalati, per comodità, da un codice di colori: nero, bianco, giallo o rosso. Fin dalla nascita, ciascuno di noi fa parte di una di queste categorie, come se si trattasse di una proprietà costitutiva innata. Dietro questa nozione c'è l'idea che si abbiano necessariamente più cose in comune con le persone della propria categoria che non con quelle di un'altra.
Alla fine del Diciannovesimo secolo, i primi antropologi, come Lewis Henry Morgan negli Stati Uniti ed Émile Durkheim in Francia, hanno riconosciuto che esisteva un legame diretto e intimo tra la maniera in cui gli individui pensavano il mondo e il modo in cui lo classificavano
Mammiferi
In questo modo, imponiamo un ordine al nostro universo sociale classificandolo, collocando le persone insieme in gruppi indicati con un nome specifico e formati secondo certi criteri: generazione, sesso, lato paterno/materno e legami genetici. La maniera in cui classifichiamo i nostri parenti non è dunque basata sulla natura, non è determinata dalla genetica ma si rivela essere una pura costruzione del nostro spirito sociale che sovrapponiamo alla natura per aiutarci a organizzare le cose. Quando e come sono state stabilite queste convenzioni sociali? Non lo sappiamo realmente. Ne sappiamo un po' di più sul processo che ci ha portato a classificare le specie. Noi siamo classificati come "mammiferi" a partire dalla seconda edizione del Systema Naturae di Linneo (1758), mentre fino a quel momento i naturalisti ci consideravano dei "quadrupedi". Definire e denominare il nostro gruppo sulla base della funzione della lattazione era, da parte dello svedese Linneo, una presa di posizione politica.
Essa va ricollocata nel suo contesto: quello di un attacco in piena regola al ricorso alle nutrici, in un'epoca in cui molti ricchi e borghesi mandavano i loro figli in campagna per farli allattare. Chiamando il nostro gruppo "mammiferi", Linneo sostiene l'idea che allattare i propri figli è il ruolo naturale della donna, e che è quello che ogni famiglia dovrebbe fare.
Così quello che appare allo studente medio di biologia come un fatto naturale - cioè che siamo nella nostra stessa essenza una specie che allatta - è in realtà un fatto storico, una posizione politica del Diciottesimo secolo. Certo, i mammiferi costituiscono un gruppo naturale che può essere definito attraverso l'allattamento. Ma il fatto di avere delle proprietà naturali non è sufficiente per produrre una categoria obiettiva.
Riassumendo:
- attraverso la classificazione, diamo un senso al nostro posto nell'Universo;
- le classificazioni non derivano necessariamente da fatti naturali;
- anche se derivano da fatti naturali, racchiudono dei codici culturali.
Cosa ancora più importante, anche quando le cose non sono naturalmente organizzate, noi imponiamo un ordine. Per esempio, il tempo è continuo, ma noi lo dividiamo in ore di 60 minuti, in notti e giorni di 12 ore e in settimane di 7 giorni, un insieme di convenzioni puramente arbitrarie, ereditate dall'antica Babilonia.
Ciò che è paradossale è che proprio le classificazioni più arbitrarie e meno naturali sembrano essere quelle che più contano. Le categorie umane definite dalla natura non condizionano il nostro comportamento nei confronti dei loro membri, salvo forse in modo molto sottile. Sappiamo che esistono individui bassi e individui alti, individui coi denti diritti e individui coi denti di traverso, uomini dal corpo magro, muscoloso o tarchiato, con lentiggini e più o meno pelosi. Queste sono differenze naturali, eppure non appaiono molto importanti ai nostri occhi.
Che cosa è importante per noi? Il fatto di essere francesi, americani, o iracheni. Di essere un nazista, un comunista, un democratico o un repubblicano. Ricco o povero. Noi o loro. Le categorie definite dalla storia e dalla società, le categorie dell'invenzione umana sono molto più importanti per la nostra vita quotidiana dei gradienti naturali all'interno del genere umano.
Gli uomini non hanno tutti lo stesso aspetto, ma quelli che si detestano di più sono quelli biologicamente più vicini - irlandesi e inglesi, hutu e tutsi, arabi e israeliani, uroni e irochesi, bosniaci, croati e serbi. I segni distintivi trasversali ai gruppi, le animosità, le lotte all'ultimo sangue hanno origine dalle differenze economiche, politiche, sociali e culturali, non dalla differenza biologica. Naturalmente quest'ultima può essere usata per rafforzare le altre: così il "Male" appare come una conseguenza della natura. Ma, in realtà, la natura non c'entra.
L'origine comune
Per conciliare le differenze apparenti con l'idea di un unico atto creativo, gli scienziati europei del Diciottesimo secolo - come il conte de Buffon - sono stati indotti a formulare le prime teorie di microevoluzione. Al contrario, in America, le teorie che difendevano l'origine multipla dei diversi popoli si sono imposte fino alla guerra di Secessione.
Partendo dal principio di una separazione biologica originale, gli studiosi utilizzarono queste teorie per giustificare l'assoggettamento dei non bianchi.
La razza è stata concepita per esprimere una divisione netta fondamentale della specie umana, come quella che esiste fra i topi: in teoria si dovrebbero osservare poche variazioni all'interno di ogni sottogruppo e differenze molto evidenti fra l'uno e l'altro di essi. In realtà, fra gli uomini queste differenze semplicemente non esistono. Perché? A causa del processo di microevoluzione.
C'è innanzitutto la selezione naturale.
Le popolazioni si adattano agli ambienti in cui vivono. Ma geografia e clima variano gradualmente e in modo continuo. Possiamo quindi aspettarci che gli adattamenti della specie umana varino in modo altrettanto graduale
Noi non sappiamo realmente quando siano apparsi i gradienti, ma la paleontologia e la genetica indicano che la diversità che osserviamo oggi all'interno della nostra specie è recente. Due scimpanzé o due gorilla scelti a caso sono notevolmente più lontani geneticamente di due esseri umani scelti a caso. Eppure, gli scimpanzé, i gorilla e gli uomini si sono separati circa sette milioni di anni fa e hanno dunque tutti e tre la stessa età. La diversità genetica della specie umana è sorprendentemente ridotta. Le distinzioni fra gruppi si basano in larga parte sulla loro diversità culturale più che genetica.
Tutto questo spiega perché gli antropologi non parlino più di razze, ma di popolazioni. Noi parliamo di gruppi locali, mutevoli, di unità bioculturali. Sono loro che esistono in natura.
Categoria simbolica
Genetica e razza non appartengono agli stessi mondi. Non che una sia buona e l'altra cattiva. È che una è scientifica e l'altra procura un mezzo per situare se stessi (e gli altri) in un mondo molto soggettivo di relazioni sociali. La difficoltà nasce dalla confusione fra le due. Non è che la razza non esista, come si vede scritto di tanto in tanto sui giornali, è che la razza non esiste in quanto entità biologica. Indubbiamente la razza esiste come categoria simbolica e sociale e questo ne fa un concetto più reale e più importante che se fosse biologico.

val



articoli ^ | 13:44 | commenti (5)



deavale

27/09/2005


..biosfera..
..ecosistema..
..biotico / abiotico..
..fotosintesi..
..vegetali-erbivori-carnivori-microrganismi..
dio, quanto odio scienze.
l'ho sempre odiata.

e passare un pomeriggio a studiare non è esattamente quello che mi programmavo per oggi.

grrr..

domani ho la prima riunione con il giornale.
non sto più nella pelle..
son due giorni che, quando mi sveglio, ho come la sensazione di dover scrivere..
e..ora scrivo

essere un libro non è poi così facile,sapete?
grande,piccolo,medio.
romanzo,racconti sparsi,documentazioni.
ad ambientazione geografica o storica.
horror, d'amore.
fantascienza, scientifico.
divertente, follemente triste.
oh, quanti tipi.
poi bisogna avere una carta nè troppo bianca nè troppo gialla, così da non stancare la vista.
e il carattere?
quante miriadi di caratteri un libro può avere..e quella giusta?
quanti dubbi..
ed essere uno scrittore?
saper raccontare con passione, in un modo coinvolgente.
avere una scrittura ricca di termini, ma non troppo complessa.
essere semplicemente se stessi.
evitare di esprimere le proprie opinioni per non essere odiati da alcuni.
..vogliamo per caso parlare di quanto è dura essere un articolo di giornale?
avere un numero di battute da rispettare, e in queste saper dare al lettore tutto quello che ha bisogno di sapere.
dev'essere scritto in maniera espositiva ma non noiosa.
e in quel numero di battute contenere tutta la passione per lo scrivere dello scrittore.
e in questo breve pezzo, riassumere tutte le caratteristiche che un buon articolo deve avere.
un buon allenamento è essere coinvolgenti parlando, in fondo, di nulla.
è se tu, caro lettore, sei arrivato fin qui, posso dire di essere soddisfatta.
..::valentina::..

val



scuola, articoli ^ | 19:06 | commenti (2)




 

..per sempre..